El crepúsculo del héroe policial en "Última noche en Milán" de Andrea di Stefano: la noche en que Franco Amore (no) se jubiló
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Abstract
Dopo Escobar (2014) e The Informer (2019), il regista italiano Andrea di Stefano ha presentato nel 2023 il suo terzo lungometraggio L'ultima notte di Amore (Ultima notte a Milano), selezionato per il 73° Festival di Berlino nella Gala Speciale della Berlinale. Questo thriller racconta la storia di un tenente di polizia milanese dall'integrità morale incrollabile, Franco Amore (Pierfrancesco Favino), chiamato la notte prima del pensionamento per indagare sulla scena del crimine dove è stato ucciso il suo compagno di una vita. Il doppio principio di (de)costruzione e polifonia narrativa che governa l'elaborazione della trama cinematografica rivela, attraverso il lungo flashback che segue il prologo, il coinvolgimento dello stesso Amore negli eventi criminali che hanno portato alla morte del suo amico. L'originalità di questo film risiede nella reinterpretazione contemporanea che Di Stefano propone, in chiave poliziesca, della regola poetica classica delle tre unità: unità di luogo (Milano), unità di tempo (una notte), unità di azione (gli atti che svelano l'ambiguità morale di Amore). Il presente articolo intende proprio esaminare da una prospettiva semi-narratologica il corpo della città come scenario di questa fiction poliziesca, che deve molto sia ai gialli di Scerbanenco che ai poliziotteschi degli anni '70. La ripresa di questo territorio tentacolare e multiculturale, dove i poliziotti intrattengono rapporti ambigui con le mafie calabrese e cinese, costituisce il punto nevralgico di una scrittura cinematografica eminentemente noir che, attraverso l'identificazione dello spettatore con il protagonista, dissolve i confini tra giustizia e crimine.
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